La festa della donna.

L’8 Marzo dallo scorso anno è cambiato.

Non nel senso che le donne finalmente hanno acquisito parità di diritti, che finalmente sono DAVVERO libere di vivere le loro vite, per quello penso che di strada ce ne vorrà ancora tanta…

No, dallo scorso anno quel semplice cameratismo che accomunava le donne almeno nella data della loro “festa”, è morto.

Niente festeggiamenti ragazzi!

Grazie al Covid.

Che poi vorrei sapere che senso ha la Festa della Donna, me lo chiedo da sempre, fin da ragazzina.

Ma soprattutto ho cominciato a chiedermelo quando ho attraversato il periodo più buio della mia vita, quando ero costretta a far finta che tutto andasse bene nonostante i lividi esterni e il cuore che sanguinava.

Mi ricordo nello specifico una festa della donna di 15 anni fa.

Dopo un 7 Marzo di urla, umiliazioni, violenza, la mattina dell’8 mi si para davanti con un mazzetto di mimose. -Auguri per la Festa della Donna-

Poi è uscito e non l’ho più visto fino al 9 Marzo, quando sono ricominciate le urla, le umiliazioni, le violenze.

La Festa della Donna era stata una pausa, un riuscire a tirare il fiato.

Eravamo solo io e una bambina piccolissima quando ho capito davvero che la festa della donna non ha alcun valore. Che in tante, in troppe di noi hanno poco da festeggiare.

In strada difficilmente vedrete una donna che piange, una donna con la faccia triste, anche se magari nasconde sotto ad un maglioncino a collo alto i segni lividi di un tentato strangolamento, o nella sua scarpa bassa ha un alluce fasciato per un calcio preso, o ancora sotto gli occhiali neri in un giorno nuvoloso ha un occhio pesto.

Gli uomini, alcuni uomini, ma ancora la maggior parte purtroppo a dire tristemente il vero, continuano a vedere le donne come qualcosa di poco importante, povere, piccole e indifese creature che devono dipendere da loro. Che devono essere sempre un passo indietro. Che devono lavorare ma non guadagnare di più. Che devono fare carriera ma non superare un uomo. Che devono ubbidire. Che devono accontentare. Che devono crescere i figli. Che devono accudire. Che devono pulire. Che devono cucinare. Che devono sottostare. Che devono chiedere il permesso per uscire con le amiche. Che devono parlare senza urlare e possibilmente con lo sguardo in basso. Vorrai mai che l’uomo si senta sfidato.

Ho passato 2 anni nella speranza che un uomo potesse cambiare. Nella vana, stupida e ingenua speranza che la mia vita dipendesse dal cambiamento di un uomo.

Se sono viva è perché mi sono resa conto che la mia vita non poteva dipendere dal cambiamento di nessuno, se non dal mio.

È così ho fatto.

Piano piano ho raccolto le energie che mi erano rimaste, ho approfittato di un momento in cui avevo libertà di movimento e ho agito.

Ho cambiato me stessa.

E sono sopravvissuta, non senza perdite, è stata una guerra e nelle guerre anche chi vince deve sopportare delle perdite immani, ma l’ho vinta io. Definitivamente vinta dopo 10 lunghi anni.

Al giorno d’oggi rivedo in questa società lo stesso errore che ho fatto io per quei 48 mesi.

Tutti sperano che l’uomo cambi.

È un errore. Un altro stupido e ingenuo errore. Un’altra vana speranza.

In questo 8 Marzo 2021, giorno in cui ho ripreso in mano il mio vecchio blog, giorno in cui una chiacchierata con la mia Direttrice Regionale mi ha fatto ricordare che l’inazione è la cosa più sbagliata, che vivere nella speranza che le cose intorno a noi cambino o tornino quelle di prima è solo una perdita di tempo, beh, in questo giorno voglio solo augurare alle donne una sola cosa.

Cambiate voi stesse.

E alle stesse donne vorrei ricordare che l’uomo ci sta una spanna sopra perché sa fare una cosa che noi non abbiamo mai imparato a fare.

Far fronte comune.

È ora di cominciare.

Perché io lo so cosa significa rialzarsi.

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