Eh no!
Eh no caro lettore da strapazzo che pensa di avere in tasca la verità. Nessuna di loro se l’è cercata, nessuna di quelle di cui si viene a sapere perché vengono ammazzate né quelle di cui non si conosce l’esistenza, e sono migliaia. Le poveracce che vengono ammazzate sono solo una goccia in mezzo ad un mare di milioni di donne che subiscono senza che nessuno se ne renda conto e senza la possibilità di chiedere aiuto, perché terrorizzate.
E poi che ne sai tu, lettore di media intelligenza, di quello che si scatena nel cervello di una persona dopo il primo schiaffo, dopo che la persona che pensavi ti avrebbe amata ti dice che lo hai ricevuto per colpa tua, che ha sbagliato un tono, un atteggiamento, uno sguardo.
Niente.
Non ne sai proprio niente.
E quindi durante uno degli ultimi mesi dello scorso anno mi sono fatta forza e ho iniziato.
Inizialmente era solo una lista di cose che mi ricordavo, senza una precisa connessione tra loro. Il mio cervello aveva nascosto in un cassetto così tanti ricordi da rendermi difficile anche capire in quale anno fossero accaduti certi fatti.
Allora ho scomodato le persone che li avevano vissuti con me, le poche che sapevano, anche se in maniera molto velata, le problematiche che stavo vivendo.
Poi sono passata alla ricerca degli articoli di giornale, quelli che riguardavano le violenze e quelli che riguardavano i suoi arresti, e così ho trovato riferimenti temporali ancora più precisi.
Alla fine ho cercato quei fogli in cui scrivevo quello che accadeva, o almeno quelli che erano rimasti, perché parecchi li avevo buttati via quando mi illudevo di poterlo cancellare dalla mia vita, di poterlo eliminare come una sbavatura su un disegno che fino a pochi anni prima era stato praticamente perfetto.
Ogni parola scritta, una volta definita una scaletta più precisa, sbloccava altri ricordi, frasi specifiche, avvenimenti dettagliati. Alla fine mi ci sono volute quasi quattrocento pagine per finire di metter nero su bianco l’inferno che avevo vissuto. E quasi un anno di tempo.
Alcuni passaggi mi hanno bloccata, tenendomi ferma per settimane intere, perché scrivere di certi avvenimenti è stato come riviverli sulla pelle una seconda volta, e hanno fatto davvero male, scavando in ferite che nemmeno mi rendevo conto sanguinassero ancora.
In questo modo mi sono resa conto di quanto il mio animo fosse tenuto su con un nastro adesivo di fattura scadente. Molte parti si sono staccate di nuovo e ho dovuto lavorare per rimetterle al loro posto.
Quasi un anno di dolore.
Ma alla fine ho vinto io, di nuovo, raccogliendo quello stesso coraggio che 15 anni fa mi aveva portato a scappare da una realtà che era oramai diventata troppo pericolosa per me e per mia figlia.
Ho scomodato un sacco di persone, senza di loro non ci sarei mai riuscita.
Ora che ho terminato e devo scrivere un sunto, qualcosa che racconti in breve di cosa tratta il mio manoscritto mi viene solo di digitare le parole DOLORE e CORAGGIO, perché in quelle pagine ce ne sono parecchi di entrambi.
Ma in questi mesi ci sono stati anche importanti cambiamenti.
Per esempio non sono più una responsabile di zona della Yves Rocher. Una parte che non sentivo più mia. Presa com’ero dai problemi e dalle preoccupazioni che una malattia rara ed un’adolescente mi hanno dato.
Ma diciamolo, stanca anche del tipo di lavoro. Parecchio stanca.
Pensavo che smettere sarebbe stata una tragedia ma è stata una delle cose migliori che mi potesse capitare.
Non rinnego, ma mi rendo conto di quanto la mia vita fosse vuota.
La mia eh, ci sono colleghe felicissime, io non lo ero più, ambivo ad altro.
Quel lavoro mi ha comunque arricchita, soprattutto di persone, almeno quelle poche alle quali mi sono affezionata, che lo sappiamo, io non sono proprio aperta ai rapporti interpersonali. Mi ha arricchita anche quando mi ha regalato delle cocenti delusioni e mi ha dimostrato ancora una volta che la falsità è una cosa davvero facile da nascondere, specialmente quando si è interessati ad approfittarsi del prossimo.
Esperienze, non smettono mai di insegnarci qualcosa.
Ho in ballo dei progetti interessanti, che oltre alla scrittura collegano la possibilità di lavorare facendo quello che mi piace, La cosa più bella è che questi progetti li ho insieme a belle persone.
Proprio oggi abbiamo messo una prima pietra, come quando, per costruire una casa, si poggia il primo mattone.
Ecco, come aggiornamento mi pare più che esaustivo.
Ogni volta mi riprometto di scrivere più spesso, di essere più costante.
Non lo faccio mai.
Stavolta non mi riprometterò nulla, che poi a me piace vivere alla giornata e domani chissà cosa mi aspetta 🙂


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