Il Mare: Un Rifugio nella Tempesta della Vita

C’è un posto, un angolo di mare, dove torno ogni volta che tutto sembra crollarmi addosso. Non importa se fuori è inverno e il vento soffia gelido, o se le nuvole coprono il cielo di grigio: quel mare è sempre lì, immutabile, come un vecchio amico che non mi ha mai abbandonata. 

C’è qualcosa di speciale in quel silenzio, in quelle onde che si infrangono lente, scandendo il tempo come un respiro profondo. Arrivo con la macchina, spengo il motore e rimango seduta lì, a guardare il mare dal finestrino.

Poi apro la portiera, scendo dalla macchina e lascio che il rumore delle onde mi avvolga, come se volesse dirmi che tutto andrà bene. Respiro l’aria salata, il profumo delle alghe bagnate, e già mi sento un po’ più leggera, come se il mare stesse portando via con sé una parte del mio dolore.

Nel corso della mia vita il mare c’è sempre stato, ed è la cosa che mi manca di più della mia terra, quel rapporto che si crea con lui in inverno, quando non c’è nessuno sulla spiaggia, un rapporto quasi intimo con la sabbia e con la sua acqua fredda. 

Quando sei ferma di fronte a quelle onde che quasi ti lambiscono i piedi, puoi piangere liberamente, tanto il mare non giudicherà le tue lacrime. Ed io di fronte a lui ho pianto molte volte e per diversi motivi.

Ho pianto di gioia, ho pianto di dolore e di malinconia. Ho pianto per mio padre, per mia sorella, per un matrimonio che mi stava quasi per uccidere, per gli errori che ho fatto perché ero troppo presa a guardare altrove e non ero concentrata sulla cosa più importante del mondo: me stessa.

Ho pianto per la nascita delle mie figlie, perché era la gioia più grande che avessi mai provato, la paura più grande che mi avesse mai investita e anche l’amore più grande che mi avesse mai riempito il cuore, in assoluto. 

Nei momenti tristi lui è sempre stato lì ad accogliermi come se fosse un abbraccio familiare, come se fosse un tenero amante, come se fosse casa. 

Ad ogni sua onda che si infrange sulla battigia la mia mente riacquista equilibrio, si vuota dai pensieri che mi stavano tormentando. Per un attimo riacquisto quella gioia di vivere che avevo da ragazza, che negli anni è stata piano piano spenta dalla vita che troppe volte mi ha preso a schiaffi. 

C’è stata una volta in particolare che mi ha vista tornare al mare per riuscire a ricominciare a respirare. È stato nel 2020, a novembre. Venivamo dal covid, da tutte le restrizioni, da momenti difficili che avevano visto il mio lavoro tracollare insieme a quello di Francesco, le ragazze in casa a studiare e litigare tutto il giorno, le bollette da pagare con i soldi che non bastavano. Il mio stipendio di marzo era passato da quasi 2000 euro di febbraio a poco più di 300 euro. Nei mesi successivi non era migliorato tanto. La mancanza di soldi e la mancanza soprattutto di aiuti aveva aumentato le tensioni tra me e Francesco ed io non riuscivo a gestire la cosa. 

Da dopo il mio matrimonio cerco sempre di portare avanti una vita senza scontri o discussioni. Mi agita la voce delle persone che si solleva troppo o quando si trasforma in urla, non sopporto le parolacce se non utilizzate in contesti giocosi, rimango in una situazione di ansia perenne se ci sono tensioni e quindi non vivo bene. Se qualcuno si rivolge a me in modo aggressivo, o anche troppo duro, io rimango impietrita, sento proprio il cuore che si ferma, mi sento come un animale in trappola e cerco solo una via di fuga. Chiara reazione dovuta a tutto quello che ho vissuto. Allora la cosa che faccio con più facilità, perché è quella che mi ha salvato la vita in passato, è appunto scappare. In quei giorni sentivo il richiamo del mare più forte che mai, ne ero fortemente attratta come i marinai dai canti delle sirene.

So che Francesco non è il mio ex marito, ma mi dovevo allontanare da tutto. Figlie comprese. E così mi sono fatta i biglietti e sono tornata a quella che reputo casa mia, l’unica casa che sento davvero di avere. Quella che mi ha vista crescere, che ha visto tanti momenti felici e pochi tristi, anche se quelli tristi sono stati molto intensi. Sono tornata a casa di mamma e papà.

Il giorno dopo il mio arrivo mia sorella lavorava vicino al Poetto ed io l’ho accompagnata con la macchina di mamma. L’ho fatto perché volevo stare al mare, a fare una passeggiata rigeneratrice, scattare qualche foto. Per essere novembre c’era un caldo davvero fuori stagione, ed io avevo le maniche corte. Nella strada pedonale che funge da passeggiata prima di entrare in spiaggia c’erano tante persone che camminavano tranquille. Per lo più erano persone di una certa età o mamme con bambini non ancora in età scolare che ne approfittavano della bella giornata per rubare ancora qualche raggio solare in attesa del pieno inverno, che comunque quell’anno non arrivò mai.

Il cielo era sereno, con qualche nuvolona bianca che pareva passeggiare tranquilla nella vastità azzurra. Mi sono avvicinata alla spiaggia e mi sono fermata ad osservare le onde. Non erano particolarmente rumorose perché il vento non soffiava forte, ma il loro suono si udiva comunque bene quando andavano a finire sul sabbia. Non so quanti minuti sono rimasta là, a respirare a pieni polmoni il suo profumo e a riempirmi le orecchie del suo canto. So solo che quando mi sono sentita pronta a lasciarlo dentro avevo un’energia differente, ero pronta a tornare a Roma, non subito, ma ero pronta per affrontare le problematiche che mi aspettavano lì e che adesso vedevo con più chiarezza e tranquillità. 

Mi ricordo bene questo episodio perché poi ho deciso di rimanere da mamma per dieci giorni, tempo durante il quale sono più volte tornata a passare al mare, la notte, solo per sentirne il profumo, senza nemmeno scendere dalla macchina. Ho passato poi i restanti giorni con mia sorella, mio nipote e mia madre, mi sono fatta coccolare, ho fatto apertivi e mi sono rifocillata di quell’amore che solo la tua famiglia ti può dare.

Ma c’è anche un altro motivo per cui mi ricordo bene questi giorni, perché sono stati gli ultimi che ho passato con mia sorella, prima che anche lei mi lasciasse come mio padre. Mi piace pensare che sia stato il mare a chiamarmi, a mandarmi quel forte bisogno di lui in modo da farmi tornare a casa e darmi la possibilità di vederla e viverla ancora. Fino a luglio 2023 non son più tornata a Cagliari, e quando l’ho fatto, in agosto, è stato per dare a lei l’ultimo mio saluto.

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