Tra sogno e realtà: la nostra avventura al Lucca Comics 2024

Arrivati a Lucca ci ha dato il benvenuto una giornata in cui il sole già scaldava la città. No scherzo. C’era un freddo del cavolo, erano quasi le 7 e mezzo del mattino.

Inizialmente mi sono fiondata nel parcheggio di un supermercato che era completamente libero (tranne due o tre macchine) ma io e Frafra eravamo di opinioni differenti. Siccome era un parcheggio riservato ai clienti io avevo intenzione di entrare, prendere qualcosa che potesse stare tutto il giorno in macchina, lanciare le buste sul sedile posteriore della macchina e poi andarcene. Eravamo clienti, quindi nessuno avrebbe potuto dirci nulla. Lui però, come al solito perché mi deve sempre riportare alla ragione (che noioso), mi diceva che rischiavamo una multa, addirittura la rimozione della macchina (come se a me nel momento che avevo trovato parcheggio fregasse qualcosa). Alla fine però ho fatto come diceva lui, quindi, con il muso, sono tornata in macchina e sono uscita da quel parcheggio (abbastanza incazzata direi, convinta che non avremmo trovato altro).

Dopo nemmeno 500 metri troviamo un parcheggio accanto alle mura, vicino ad uno degli ingressi, con accanto addirittura un bancomat ed un bar. Mi ci sono infilata e abbiamo pagato direttamente tutto il giorno. 18€ di parcheggio. Meno di quello che avrei pagato prenotandone uno. Lucca ci aveva accolto meglio di quanto avevo sperato.

C’era un’umidità assurda e nel fossato che circonda le mura antiche c’era addirittura un po’ di nebbia. Il panorama era davvero suggestivo, infatti ho fatto qualche foto e un video tutt’intorno.

Siamo entrati nel bar e abbiamo fatto una colazione degna della giornata che ci attendeva. Il proprietario gentilissimo ci ha un po’ raccontato il caos dei giorni precedenti con orde di persone che girottavano per la città come zombie affamati, soprattutto a fine giornata.

Visto che a Lucca non ci si va tutti i giorni abbiamo chiamato l’amico di Frafra, Joe Natta e ci siamo visti per una seconda colazione. Joe è un bravissimo musicista, ideatore del progetto musicale “Joe Natta e le Leggende Lucchesi” (un trio del quale fanno parte sia lui che la sua compagna Silvia Talassi, bravissima illustratrice) con il quale Frafra porta avanti il suo Podcast (che a proposito vi invito ad ascoltare perché ci son puntate che vi faranno sognare, trovate il link anche nella sua pagina Instagram “Retrostorie”).

Dopo qualche chiacchiera anche con lui ci siamo diretti verso le mura per cominciare la nostra avventura (mia più che altro, Frafra è sempre il poveraccio che mi segue per evitare che io combini macelli 😛 . Quanto lo amo ❤ )

Appena varcato uno degli ingressi siamo stati accolti da un Goku gigantesco. Questa statua immensa era messa nella sua famosa posizione di “Onda energetica”, ma ovviamente tra le mani non aveva nulla. Io già ero emozionata solo nel vedere, da dietro, la statua, ma quando ho fatto qualche passo in più l’ho amata in un modo che non riesco nemmeno a spiegarvi. Goku era infatti messo in una posizione tale che, arrivano all’ingresso per l’apertura, il sole andasse perfettamente al centro delle sue mani formando così la famosa palla di energia che poi lui lancia contro i nemici.

Gli ho fatto una foto. Stò pensando di ingrandirla e mettermela sopra il letto modello crocifisso nelle vecchie camere matrimoniali.

La cittadella comunque era già bella pienotta di persone che andavano in giro a curiosare tra i primi stand e le varie stradine. C’erano cosplayer in ogni angolo.

Ora, chi mi conosce o semplicemente mi segue sul blog sa la mia predilizione per il cosplay. Io non mi sono mai travestita da nessun personaggio, ai livelli attuali giusto Majin Bù di Dragonball potrei fare, ma non escludo che prima o poi potrei anche trovare il coraggio e decidere di buttarmi in questo tipo di esperienza. Ma io AMO i cosplayer. Io ADORO i cosplayer. Io VENERO i cosplayer. Sono per me quella cosa che mi da la possibilità di tornare bambina quando vado a questo tipo di manifestazioni, il sogno di una bimba di 4 o 5 anni di vedere i suoi personaggi preferiti prendere vita. È una cosa che, probabilmente, non riuscirò mai a descrivere in modo adeguato rispetto a quello che provo dentro.

Comunque penso di aver finalmente capito perché il Lucca Comics & Games ogni anno attira così tante persone. Ok il numero immenso di standisti e tutto quello che ci si trova dentro a livello commerciale. Ma la verità secondo me è un’altra.

Una cosa è andare in una fiera a tema in cui, si sa, si troveranno mille cose da comprare e i cosplayer che vanno li per le foto, per pubblicizzare prodotti, anche per il solo gusto di farlo, ma è una cosa che inizia e finisce all’interno di quei padiglioni. Come al Romics, ecco. La cosa inizia e finisce alla Fiera di Roma. Qui è diverso. La sensazione che da il Lucca Comis & Games è completamente differente. Camminare nella cittadella insieme a loro, in uno spazio non delimitato, mi ha catapultata in una specie di realtà parallela dove la fantasia si fonde con la realtà. Ed è stato come se tutto in una volta io fossi DAVVERO tornata bambina. E come me sono sicura anche tante altre persone.

Questa sensazione è poi amplificata dai negozi che ci sono nella cittadella, quelli che stanno li sempre, mica messi solo per l’occasione. Sono tutti decorati a tema. In una farmacia, per esempio, si possono trovare in vetrina poster dei personaggi degli anime e addirittura proprio i fumetti in vendita. Sembra che tutto ti dica “Hey, lascia la tua realtà a casa, qui sei nel paese delle meraviglie”. Lucca diventa in questi giorni una vera e propria bolla magica.

All’inizio, piena di energia, saltellando come un “saltapicchio” (citazione per esperti livello PRO), abbiamo girato stand dopo stand, mappa e app alla mano, con Frafra che faceva da navigatore tra le varie vie e viuzze varie. All’ora di pranzo, però, la fatica ha iniziato a farsi sentire. Ammetto di aver enormemente sottovalutato la maratona fisica che sarebbe stata questa giornata: alle 15 sentivo già le gambe stanche, i piedi che gridavano pietà e la schiena che mi ricordava che ho quasi 50 anni e il massimo della mia attività fisica è andare a lavoro a piedi, ma non volevo darla vinta a Frafra che aveva predetto che ci saremmo arresi presto. “Non mi farò fermare dai limiti della mia età!” gli avevo detto, ma a metà pomeriggio ero davvero un catorcio.

Non eravamo riusciti a fare la prenotazione per il concertone della sera, che era poi l’evento principe della manifestazione e il motivo che mi aveva portato ad insistere per venire a Lucca, e devo dire che mi dispiaceva da morire. Frafra vedendo la mia enorme delusione mi aveva detto che avrebbe provato a chiedere ad una sua cara conoscenza, ma non avendola sentita abbiamo capito che non era riuscita a fare nulla. Quindi mi sono chiesta se ne valesse la pena continuare a girare e a soffrire la stanchezza se tanto avevamo visto quello che ci interessava e avevamo già speso anche un ingente quantità di soldi.

Alle 17:30 non ho più resistito, ho ammesso la sconfitta con Frafra e gli ho chiesto se potevamo andare via. Dovevamo vedere il Japan Town, ma si trattava di fare 40 minuti a piedi per arrivare e altri 40 per tornare indietro ed ero sicura che non ce l’avrei fatta. Quindi abbiamo fatto di nuovo la strada a ritroso verso la macchina (altri 25 minuti di camminata) e prima di metterci in macchina ci siamo riseduti al bar che già ci aveva accolto la mattina per rifocillarci un attimo. Quando Frafra aveva già pagato il conto e stavamo per andare via ecco però che la giornata ci ha regalato un’altra svolta positiva (e chissà per quanti anni pagheremo cotanta botta di culo in un giorno solo 😐 )

La persona alla quale si era rivolta Frafra aveva fatto la sua magia.

Eravamo stati messi in lista per entrare anche se non eravamo riusciti a fare la prenotazione ed eravamo proprio sotto il palco!

Voi non potete immaginare l’emozione. Non ci potete nemmeno andare vicini.

La stanchezza tutta in una volta è andata via (i dolori no) e ho cominciato a saltellare qua e la come una bimbetta, una specie di scheggia impazzita. Ho mandato un messaggio a questa persona dal cellulare di Frafra ringraziandola con una voce talmente entusiasta che secondo me avrà pensato che ero un po’ toccata.

La serata si è trasformata in un’esperienza che non riesco nemmeno a descrivere. Per più di tre ore, abbiamo cantato a squarciagola le sigle dei cartoni, accompagnati da migliaia di altre voci. Avere al mio fianco Frafra, di solito più riservato, che cantava e mi abbracciava da dietro, è stato un momento unico. Un abbraccio ai ricordi, alle sigle che ci hanno accompagnato negli anni più spensierati della nostra vita. Penso che riacquisterò al pieno la mia voce tra qualche anno.

Ogni cantante ed ogni gruppo è stato stupendo. Tutti, nessuno escluso. Ma io ho un legame speciale con un gruppo che mi ha fatto sognare più di ogni altro.

Quando i Cavalieri del Re hanno cantato le loro sigle mi sono sentita come sollevare da terra. I problemi di tutti i giorni sono spariti. Lì ero solo la bambina di 6 o 7 anni che sono stata, e non avevo pensieri, preoccupazioni. Ed ero in quello spazio con altri bambini come me, che cantavano le canzoni dei cartoni animati di fronte alla televisione, il momento più bello del cartone animato stesso.

Ogni sigla me la ricordavo (e ce le ricordavamo) a memoria, tutte, nessuna esclusa, anche quelle dei cartoni animati che poi non mi piacevano nemmeno un granché. Avevo vicino a me una donna di 55 anni circa che saltava, urlava, agitava le braccia. Non l’ho trovata nemmeno buffa, l’ho trovata stupenda. Io d’altronde non ero da meno. Ho ballato e saltellato per ogni canzone (per quanto i piedi me lo permettevano) e ho agitato anche io le braccia, parecchio. Ho fatto dei video, tanti a dire il vero, e sembrano fatti da una persona che sta andando sulle montagne russe.

È bellissimo come le persone possano sentirsi unite da cose così semplici. E questo rende ancora più triste il fatto che non si riesca a capire che per essere felici può bastare così poco…

Quando il concerto è finito, sapevo di aver vissuto qualcosa di irripetibile. Forse non torneremo mai più al Lucca Comics & Games, e forse è giusto così. Ogni passo, ogni stanchezza, ogni risata e ogni abbraccio resteranno scolpiti in questo weekend.

Abbiamo deciso di fermarci una notte in più all’agriturismo, perché eravamo davvero distrutti, ma anche perché ci siamo resi conto che questo tempo insieme è un dono che io e Frafra ci facciamo troppo raramente. Era da tempo che non avevamo questo spazio solo per noi, per stare abbracciati senza che nessuno ci interrompa, senza che le figlie chiedano qualcosa, senza i problemi che ogni giorno invece ci danno il tormento. Dobbiamo farlo più spesso. Dobbiamo creare degli spazi per noi, per ricordarci quanto ci amiamo, perché è grazie a questi momenti che poi si riesce a superare quelli più difficili.

Ora, mentre scrivo questo resoconto con le gambe ancora indolenzite, so che quest’esperienza resterà per sempre nel mio cuore. E anche se so che la persona che ci ha aiutato a vedere il concerto non legge il mio Blog, voglio comunque dirle GRAZIE, perché forse nemmeno lei capisce a fondo l’enorme regalo che è riuscita a farmi.

Pagine: 1 2

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑