Mi soffermo spesso, ultimamente, a riflettere su cosa significhi davvero la parola casa.
Grammaticalmente, è quel luogo fisico, quelle quattro mura che ci proteggono dalla pioggia e dal freddo dell’inverno. È il posto dove dormiamo, dove ci nutriamo, e, per alcuni come me, anche dove lavoriamo.
Ma il significato di casa va oltre tutto questo.
Mi riferisco a ciò che questo spazio rappresenta emotivamente.
Quando ero ragazza, la mia abitazione era molto più di un edificio. Era un rifugio sicuro, dove sapevo di poter trovare chi avrebbe tifato per me, chi sarebbe stato sempre dalla mia parte, nonostante gli errori o le incomprensioni.
In quel periodo, casa erano i miei genitori, mia sorella, e i piccoli spazi condivisi: la mia camera, dove mi isolavo con la musica; la cucina, in cui mangiavamo insieme; e il salotto, dove mio padre e io giocavamo alla Playstation o guardavamo un film dopo cena.

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