Lettera alla me stessa di 18 anni fa

“Tutto andrà bene, ma ancora non lo sai”

Oggi, non so per quale motivo, ma sono tornata indietro a leggere il primissimo post che ho scritto su questo blog.

Mi ricordo ancora la sensazione: un po’ di ansia, il non sapere cosa stavo facendo e quella necessità di buttare già tutta la bruttura che era e, ancora, mi stava capitando.

Non ho idea di cosa si debba scrivere in un blog… è la prima volta che lo faccio, quindi credo che finché nn mi verrà qualche buona idea, andrò avanti scrivendo tutto quello che mi passa per la testa. Avviso però tutti quelli che disgraziatamente capiteranno a leggiucchiare qua e la queste pagine, che nn sempre le cose saranno felici.”


Era un periodo così buio, così difficile. Mi erano capitate tante di quelle cose brutte…
La perdita di mio padre, il matrimonio con “Lui”. Non so nemmeno se lo ho mai nominato, nel corso dei miei vari interventi. Mi pare di averci sempre girato intorno, senza mai dare un nome all’orrore.

Mi tremavano le mani, non sapevo cosa fosse un blog, ero abituata a scrivere i famosi “diari segreti” e l’ho trattato come tale, versando tra quelle pagine ogni cosa mi capitasse, sfogandomi, raccontandomi, alleggerendomi il cuore.

Non posso tornare indietro. Non posso cambiare le cose che mi sono capitate. Ma se potessi, anche solo per un momento, poter parlare con la Tiziana dell’epoca, con quella giovane donna che voleva solo vivere la sua vita, so che le direi che tutto è andato per il meglio.

No, le cose non sono come le sognavo.
Ho fatto altri errori, sono inciampata ancora e di nuovo mi sono sollevata, e so che non ho finito di incespicare sui miei stessi piedi mentre cammino in avanti, ma non mi sono mai fermata.
Non CI siamo mai fermate.
Perché io e lei continuiamo a vivere dentro di me.

Le direi che l’amore che provavo per Maria si è moltiplicato con l’arrivo di Ilaria. le direi che Maria è una giovane donna bellissima, con due palle quadrate, che è come un carterpillar che pialla qualsiasi ostacolo si trovi davanti, senza paura. Oppure di paura ne ha ma, come me, non la da a vedere.

Le racconterei di Ilaria, della sua sensibilità, di quanto è affettuosa, di come cerca di destreggiarsi tra la sua malattia e la vita che cerca di sfiancarla, senza mai darsi per vinta, ma pestando i pugni e prendendosi le cose che vuole, come è giusto che sia.

E poi le direi che ha continuato a scrivere. Che quelle parole, un tempo rifugio, sono diventate ali. Il suo libro Ha preso vita. Non non solo lo ha scritto, ma ha creato un universo che piano piano sta prendendo forma, e che tra i romanzi che usciranno c’è anche la sua storia, quella di quel matrimonio che ha cercato di schiacciarla, ma dal quale è uscita vincente.

Le accarezzerei il viso, sussurrandole piano che non deve avere paura, perché continueremo ad avanzare, anche se la strada non è chiara, anche se ci saranno rallentamenti, anche se, ancora, non sappiamo dove andare e forse non lo sapremo mai, perché il nostro cervello va sempre così veloce che, quando crediamo di aver visto una meta chiara, subito scoviamo un percorso che ci piace di più.

Quindi no, non abbiamo un punto d’arrivo, ma continuiamo a muoverci.
Sempre.

E allora sì, forse non serve sapere dove stiamo andando.
Forse basta ricordarsi da dove siamo partite, e quante volte abbiamo ricominciato.
Con le ginocchia sbucciate, gli occhi pieni di sogni nuovi, e quella testarda voglia di provarci ancora.

Camminiamo, anche oggi.
Con la paura stretta in una mano e la speranza nell’altra.
Con le parole che ci hanno salvate e che, ancora, ci tengono vive.

Perché non siamo più soltanto quella ragazza di diciott’anni fa.
Siamo tutte le versioni di noi che hanno scelto di restare.
🌙

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑