Toccata e fuga in Sardegna.

Come oramai ci si aspettava da agosto, o almeno io me lo aspettavo già in quel periodo, alla fine nonna ha deciso di alzare i remi in barca e prendere il volo.

Destinazione: un posto dove sicuramente adesso starà meglio.

Incontrarsi con i famigliari in queste occasioni è sempre un peso abbastanza importante.

Almeno per me.

Non puoi passare il tempo come vorresti con chi volevi vedere, e sei obbligata a passarlo con chi in vece non avresti voluto.

Ritengo però di essere stata davvero brava, ma davvero.

Mi sono morsa la lingua nemmeno io so più quante volte, facendo cenno di approvazione con il capo e non prendendo a sprangate le persone che dicevano le cazzate più truci.

Quindi si, mi complimento con me stessa e mi stringo la mano da sola.

Nonna era serenissima, non dico tornata quella che ho nei ricordi migliori, ma sicuramente nemmeno quella che ho visto in questi ultimi anni.

È stata una cosa rapida, almeno per me che non ero lì.

Il tutto è iniziato con un messaggio di mia zia alle 4 del mattino che mi chiedeva se ero sveglia.

Il resto è stato un susseguirsi di biglietti fatti di corsa, viaggi in macchina che non conto nemmeno più verso l’istituto in cui aveva passato gli ultimi anni della sua vita, un corteo funebre in macchina che Formula 1 spostati, gente che va, gente che viene, gente che secondo me nemmeno doveva venire, il funerale, il prete che diceva cose che stranamente mi piacevano, una segno di pace scampato (molti in effetti), tante lacrime, poche lacrime, niente lacrime.

Fine.

Ho rivisto persone che non vedevo da anni, alcune avrei pure potuto continuare a non vederle, altre invece avrei voluto vederle in un momento differente, di certo al funerale c’erano meno persone di quanto avrei mai immaginato.

Questa situazione mi ha dato però occasione di pensare.

Di pensare che finisce un’epoca, di pensare che sparisce un collante, di pensare che molte cose, adesso, cambieranno.

Altre invece non cambieranno mai anche se dovrebbero ma questo è un altro discorso.

In questi 5 giorni pieni in Sardegna non mi sono però tolta dei piaceri.

Mi sono goduta un pochino mio nipote, che spero ci raggiunga per Natale.

Sono stata un po’ con la famiglia stretta.

Mi sono goduta anche mia cugina, alla quale si sa, sono attaccatissima.

Ne ho vista anche un’altra con la quale ho scoperto da qualche anno di avere in comune più cose di quello che mai avrei pensato.

Ho avuto la possibilità di vedere una nipotina che ho vissuto davvero poco e di sfuggita e di poter avere la conferma che è bellissima così come la si vede in foto. E anche brava, brava come poche.

Ho avuto il tempo di mangiare fuori con mamma e Tina e di farmi un aperitivo degno con mia sorella, Susy e mamma che ho ancora il gusto degli Spritz in bocca anche se l’aperitivo l’ho fatto ieri.

La cena con Sara e la casa nuova, la carne di cavallo buona, i cani giganti, i gatti che ti rubano la carne dal piatto e la gatta nera favolosa.

Ho dormito nel mio letto da ragazza con lo stesso gusto con cui ci dormivo ogni notte anni fa, con la stessa comodità e sentendo lo stesso calore di casa, un calore che comunque non si prova dappertutto.

Ho guardato tutte le mie cose ancora lì che fanno di quella camera la mia camera, come faccio ogni volta che scendo, toccando libri, sfogliando diari, controllando penne e matite.

Mi sono seduta sulla sedia di papà e mi sono ricordata di quando lui lavorava su quella scrivania e ogni giorno l’ho salutato come se li non ci fossero solo le sue ceneri.

Ho sofferto per la sua mancanza come soffro da tanti anni e la dipartita di una persona cara continua sempre a portare il mio pensiero a lui prima ancora della persona che ci ha lasciati in quel momento.

Ho guardato Buffy con mamma e mi sono coperta con lo scialle fatto da Zio PierPaolo, ho visto la dottoressa “schiaccia brufoli” che il vomito Regan spostati, il te con il limone tutte le mattine senza nemmeno chiederlo e i biscotti sardi che meglio che lasciamo perdere.

Chicco in giardino e il Geco nella busta.

Ho preso decisioni, ho ragionato, ho pensato.

Mi sono lasciata andare alla nostalgia e sono pure riuscita a vedere il mare, anche se solo da lontano, dalla strada.

Ho riso in questi giorni, perché a parte il dispiacere per nonna ogni occasione è degna di una risata, ed io ho riso molto. Ho riso di gusto e ho riso di cuore.

Come ogni volta che scendo ho vissuto la fase di psicopatia che mi fa dire voglio tornare a Roma quando sono qui e voglio tornare a Cagliari quando sono lì. Se avessi tutti quelli a cui tengo in un unico posto il mio tormento finirebbe.

Mi porto a casa un herpes che sta uscendo, mal di gola e mal di testa (grazie Sara per la brillante idea di portare i cani a fare la passeggiata a mezzanotte e mezzo in aperta campagna).

Comunque.

Ad Agosto, l’ultima volta che andai da nonna le chiesi se aveva più visto nonno (che ci ha lasciati nel ‘99 ma che lei vedeva continuamente) e lei mi disse di si, che lo aveva visto e che le aveva detto che presto la avrebbe portata via.

E così è stato, l’ha portata con lui e adesso stanno insieme.

E quando la visione è questa, una come può vivere con dolore una partenza?

Ciao nonna ❤️

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