Lacrime e sangue

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Essere madre non sempre ha punti di riferimento, perché ogni esperienza, purtroppo, è diversa dalle altre…

Fare i genitori è uno sporco lavoro, io l’ho sempre sostenuto.

Questo lo dico senza dimenticare ogni singolo momento di felicità passato con i pargoli ovvio, i momenti delle risate, delle coccole, degli abbracci.

Poi però capita che arriva il momento in cui crescono. Non ce ne rendiamo conto subito, comincia piano piano verso la quinta elementare, pensiamo sia il classico “scatto di crescita” così lo chiamiamo, e poi ci si ritrova semi inguaiati  verso le seconda tera media per patire le pene dell’inferno verso i 14 anni…

Dopo aver fallito nella comunicazione, scontrandoti contro muri di gomma costruiti da un’adolescente che crede che al mondo esista solo lei fai quello che mai avresti pensato, cerchi una terapista.

Il percorso non è semplice e poi scoprire che tua figlia ti addebita colpe che non hai non è semplice da digerire. Gli stessi momenti vissuti da persone diverse, visti da prospettive diametralmente opposte.

Così scopri che quando cercavi di mantenere tua figlia, da sola, lontana da casa, facevi due lavori e quasi non avevi soldi per mangiare, lei ti rimprovera il fatto di non avere passato dei momenti con lei, di non avere ricordi con te se non quelli dai 3 anni in su… E non so se questa cosa ferisce più di quanto ti faccia incazzare, davvero, sono in dubbio.

Quando sei una mamma che porta avanti la propria figlia da sola (certo con l’aiuto della propria famiglia di provenienza ma come unica genitrice, anche se magari lui fisicamente c’è, ma non serve a un cazzo) l’unica cosa che puoi fare per darle una vita migliore  è quella di lavorare.

Quando poi cominci ad avere paura a rimanere dove stai e sei costretta ad abbandonare tutto e tutti e fuggire in un’altra città portandoti dietro un fagottino di 2 anni e mezzo con l’aiuto di un’amica e di tua madre, non ti rendi conto che mentre tu cerchi solo di sopravvivere lei invece comincia a rimproverarti il fatto che non ci sei.

Aneurisma transitorio causato dalle redbull che ti bevevi per poter sostenere gli orari di lavoro che facevi, e lei a 14 anni ti rimprovera il fatto che non ha ricordi con te fino ai suoi 3 anni.

Non ha ricordi…

Io ne ho tantissimi di ricordi invece, lei non li ha perché era piccola, ma vive con l’errata convinzione di ricordarsi tutto. Ne ho migliaia di ricordi, io, dalla nascita a quando finalmente siamo riuscite a rimanere a casa tutti i giorni insieme. Ho centinaia di migliaia di sorrisi, di giochi, di abbracci e di baci, ho il ricordo di una bambina che mi corre incontro e mi bacia piangendo gridando “Mamma, mamma!” quando sono tornata dopo 3 mesi che non la vedevo, e ogni giorni mi sentivo morire dentro, mi ricordo ogni foto, ne ho a centinaia di sue, mi ricordo tutto. Ma il fatto che lei non lo ricordi significa per lei che non esistono e te la ritrovi incazzata con te, che non ti sopporta, non ti stima, probabilmente nemmeno riconosce gli sforzi che hai fatto e tutto quello che è venuto dopo.

Un percorso di lacrime e sangue. Così aveva detto la terapista quando mi ha avvisata che avremo dovuto fare delle sedute insieme, con dei confronti. Dopo il primo incontro insieme siamo uscite dallo studio, mi ha fatto andare 4 passi avanti e lei è rimasta li, dietro. Non mi ha rivolto la parola per tutto il resto della serata se non frasi di circostanza e obbligatorie ” Ho finito di mangiare posso andare a vedere il tablet?” Ed io invece sono rimasta con un senso di vuoti nel cuore e un attacco d’ansia di quelli che raramente ho provato.

Un percorso di lacrime e sangue…

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